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PALAZZO BARONALE
Su tutte le costruzioni dominava il castello, o
meglio il palazzo baronale, ancora oggi in condizioni decenti. Esso, quasi
certamente, fu fatto costruire da Giovanni Paladini intorno ai primi anni
del 1600, subendo notevoli trasformazioni nei secoli successivi,
specialmente nella facciata e nel cortile interno. Di originario gli
rimane anche una delle due torri in pietra leccese di forma cilindrica in
alto e a cono tronco in basso, situata nella parte posteriore del
'castello'. La torre, casamatta nell'ultimo piano, è munita di petriere
e saettiere, mentre nella parte inferiore interna presenta i resti di un
frantoio ipogeo detto comunale anche se di proprietà dei signori del
palazzo.
All' interno della stessa torre C. De Giorgi vi
scoprì lo stemma dei Paladini, con due gigli bianchi su corpo rosso e due
gigli rossi su corpo bianco e targa sormontata da un cimiero e riposa
sulla croce di Malta (V. 'La provincia di Lecce' di C. De Giorgi vol. I
pag.32).
Il piano inferiore del palazzo termina a scarpa e
vi si accede attraverso una porta trapezoidale sormontata dallo stemma dei
Lotti. Infatti il cav. Vincenzo Lotti comprò l'edificio dai Chiurlia di
Baro, conti di Roccaforzata, lo trasformò in un vero e proprio Eldorado e,
ingrandendolo, ne fece una ricca abitazione. Nella parte inferiore della
costruzione che si affaccia sul cortile c'erano i
magazzini e le stalle, nella parte superiore c'
erano gli appartamenti del Conte e dei 'forestieri'.
Lo stile architettonico tardo-rinascimentale del
palazzo, costruito molto probabilmente con la consulenza di Gian Giacomo
dell'Acaja, ha risentito dell'incuria del tempo e degli uomini che
per alcuni anni hanno adibito parte della costruzione alla lavorazione del
tabacco.
Dell'antica ricchezza del palazzo, che oggi sorge
al centro del paese, nella parte più alta,ma che fu costruito in luogo
allora quasi disabitato, rimane ben poco o quasi nulla.
Infatti le stanze, la torre, i magazzini, le
stalle, tutto è vuoto e solo le pareti massicce con le loro severe linee
architettoniche sono testimoni di una sontuosa costruzione in cui si
svolgeva una vita lussuosa e talvolta lussuriosa. Non esistono più la
cappella dedicata alla Vergine Annunziata situata sotto un arco nella
prima sala del palazzo, l'armeria, il vasellame, l'argenteria, i servizi
di cristallo, le tele di cui parla C. De Giorgi. Parte di tutto ciò 'prese
il volo' per Napoli, parte fu venduto a privati insieme allo
stesso edificio dai Lotti che all'inizio del '900 si trasferirono
definitivamente nella città partenopea. Al palazzo baronale è annesso
ancora oggi un giardino, in cui, sempre secondo il De Giorgi, si sono
rinvenuti cimeli archeologicamente interessanti di cui sono riportate
notizie sulla sua opera 'La provincia d Lecce Bozzetti di viaggio' vol.
I.
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Una galleria sotterranea, che ancora esiste, ma
purtroppo abbandonata, congiungeva il palazzo baronale con la cappella
della Vergine Annunziata nel largo omonimo.
Nell'area attigua al palazzo sorgeva la cappella
di San Salvatore , detta successivamente di S. Gregorio, con annesso
cimitero (Per notizie più dettagliate consultare l'opera suddetta di C. De
Giorgi).
Alle spalle del palazzo
baronale oggi si può ancora ammirare, anche se non più in uso, una
colombaia, torretta di forma cilindrica destinata ad un modesto
allevamento di colombi. Essa era fornita di finestrelle di accesso e di
cornicette aggettanti che servivano per agevolare i colombi nello spiccare
il volo o nel posarsi. Nelle pareti interne la costruzione era
tappezzata da celle di forma cubica che ospitavano i nidi dei
piccioni per la cova.
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